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Omega Speedmaster Moonwatch, la storia dell’orologio che andò sulla Luna

Omega Speedmaster Moonwatch

Il 1 aprile 2026, per la prima volta dopo 54 anni, quattro astronauti sono tornati a viaggiare verso la Luna. Guardando le immagini di Artemis II, ho pensato subito a un orologio.

Non a una collezione, non a un brand. A un orologio specifico.

L’Omega Speedmaster Moonwatch è probabilmente l’unico orologio nella storia che non ha bisogno di presentazioni legate al lusso o al design. La sua fama nasce da qualcosa di completamente diverso: dall’essere stato scelto dalla NASA come strumento ufficiale per le missioni spaziali con equipaggio, e dall’aver accompagnato gli astronauti delle missioni Apollo fino alla Luna.

Non fu una decisione presa a tavolino tra brand e agenzie di marketing. Fu il risultato di test estremi, condotti in laboratorio, in condizioni che pochi oggetti al mondo avrebbero superato.

È quella storia che, ancora oggi, rende uno Speedmaster vintage qualcosa di difficile da spiegare a chi non lo ha mai tenuto in mano. Non è un oggetto che invecchia. È un oggetto che porta con sé qualcosa che nessuna edizione limitata moderna potrà mai replicare.

In questo articolo racconto la storia del Moonwatch, le referenze che hanno attraversato il programma Apollo e perché, a distanza di decenni, continua a essere uno degli orologi più ricercati e significativi del mercato del collezionismo.

Tabella dei Contenuti

Come nasce il Moonwatch

La storia dello Speedmaster e dello spazio non nasce con Apollo. Nasce molto prima, in modo quasi casuale.

Nei primi anni Sessanta la NASA stava preparando le missioni Gemini e Apollo. Gli astronauti avrebbero dovuto operare fuori dalla navicella, nello spazio aperto, e avevano bisogno di uno strumento di cronometraggio affidabile al polso. Qualcosa che resistesse a condizioni che nessun orologio era mai stato chiamato ad affrontare.

La NASA non contattò i brand. Comprò anonimamente una serie di cronografi in alcune gioiellerie di Houston e li sottopose a test di qualificazione tra i più severi mai applicati a un orologio da polso. Temperature da -18°C a +93°C, urti fino a 40g, pressioni estreme, umidità al 95%, vibrazioni, campi magnetici. Delle marche testate, solo tre superarono la prima fase. Alla fine ne rimase uno solo.

Lo Speedmaster superò tutto. Non perché fosse il più bello o il più costoso. Perché era il più affidabile.

Nel 1965 la NASA comunicò ufficialmente i risultati. Lo Speedmaster diventava l’orologio certificato per tutte le missioni spaziali con equipaggio. Da quel momento Omega aggiunse la scritta “Professional” sul quadrante, e lo Speedmaster entrò nella storia ancora prima di arrivare sulla Luna.

Il 20 luglio 1969

Ci sono date che non hanno bisogno di contesto. Il 20 luglio 1969 è una di quelle.

Quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin posarono piede sulla Luna, al polso di Aldrin c’era un Omega Speedmaster Professional referenza 105.012-65. Armstrong aveva lasciato il suo a bordo del modulo lunare, come backup del cronometro di bordo che aveva smesso di funzionare. Una scelta che dice tutto su come quegli astronauti considerassero lo Speedmaster: non un accessorio, uno strumento su cui fare affidamento nei momenti critici.

Da quel giorno lo Speedmaster divenne il Moonwatch. Il soprannome non fu una trovata pubblicitaria. Fu semplicemente quello che era successo: un orologio era andato sulla Luna, e tutti lo sapevano.

Omega modificò il fondello. Via il cavalluccio marino inciso, dentro le scritte che ancora oggi si trovano sugli Speedmaster Professional: “The first watch worn on the Moon” e “Flight-Qualified by NASA for all manned space missions”.

Non era marketing. Era la documentazione di un fatto.

Apollo 13 e i 14 secondi

Se Apollo 11 è il momento in cui lo Speedmaster diventa leggenda, Apollo 13 è il momento in cui dimostra di meritarla.

L’11 aprile 1970 la missione parte regolarmente. Due giorni dopo, un serbatoio di ossigeno esplode a bordo. La missione di allunaggio viene abbandonata. L’unico obiettivo rimasto è riportare a casa i tre astronauti vivi.

Per risparmiare energia, tutti i sistemi non essenziali vengono spenti. Timer digitali inutilizzabili, strumentazione di bordo offline. Per rientrare nell’atmosfera terrestre con l’angolazione corretta, l’equipaggio deve calcolare esattamente 14 secondi di accensione del motore del modulo lunare. Un secondo in più o in meno e la traiettoria sarebbe sbagliata. Con una traiettoria sbagliata non si torna a casa.

Quei 14 secondi vengono cronometrati con lo Speedmaster al polso di Jack Swigert. Il motore si accende e si spegne nel momento esatto. Apollo 13 rientra nell’atmosfera e ammara nell’Oceano Pacifico il 17 aprile 1970.

Pochi mesi dopo la NASA assegna ad Omega il Silver Snoopy Award, la massima onorificenza che l’agenzia spaziale attribuisce per contributi eccezionali alla sicurezza delle missioni. È un riconoscimento che Omega porta ancora oggi come parte della propria identità.

Cos'è il Silver Snoopy Award e perché si chiama così

Il Silver Snoopy Award è la massima onorificenza che gli astronauti della NASA assegnano a chi ha contribuito in modo eccezionale alla sicurezza e al successo delle missioni spaziali con equipaggio. Nasce nel 1968, dopo la tragedia dell’Apollo 1 che nel 1967 costò la vita a tre astronauti. La NASA voleva coinvolgere ogni dipendente e fornitore nella cultura della sicurezza e serviva una mascotte riconoscibile.

Al Chop, direttore delle relazioni pubbliche del centro spaziale di Houston, la trovò nei fumetti. Charles M. Schulz, il creatore dei Peanuts, disegnava già Snoopy sulla Luna nei primi anni Sessanta. La NASA gli chiese il permesso di adottare il beagle come simbolo del programma di sicurezza spaziale. Schulz accettò e disegnò personalmente Snoopy in tuta da astronauta, l’immagine che ancora oggi rappresenta il premio.

Il nome è letterale: il riconoscimento consiste in una spilla d’argento raffigurante Snoopy astronauta, accompagnata da un certificato e una lettera di encomio. Ogni spilla ha volato nello spazio a bordo di una missione reale prima di essere consegnata, e a consegnarla è sempre un astronauta di persona.

Speedmaster Silver Snoopy, l'orologio che celebra il premio

Omega ha celebrato il Silver Snoopy Award con tre edizioni speciali dello Speedmaster, ognuna diventata oggetto di culto tra i collezionisti.

La prima arriva nel 2003 con la ref. 3578.51.00, un Moonwatch classico con quadrante nero e Snoopy astronauta a colori nel contatore a ore 9. Fu prodotta in 5.441 esemplari, un numero non casuale: corrisponde alla durata esatta della missione Apollo 13, 142 ore, 54 minuti e 41 secondi.

Nel 2015 Omega rilancia con la ref. 311.32.42.30.04.003, dedicata al 45° anniversario. Quadrante bianco, lunetta in ceramica e la scritta “What could you do in 14 seconds?” sul rehaut, un riferimento ai 14 secondi cronometrati sullo Speedmaster da Jack Swigert per la correzione di rotta che salvò l’equipaggio. Edizione limitata a 1.970 pezzi, in omaggio all’anno del premio. Oggi sul mercato secondario supera di gran lunga le quattro volte il prezzo originale.

L’edizione del 2020, la ref. 310.32.42.50.02.001, celebra il 50° anniversario ed è la più spettacolare. Lunetta in ceramica blu, quadrante in argento e un fondello che è un piccolo capolavoro di ingegneria: attivando il cronografo, Snoopy a bordo del modulo di comando orbita attorno alla faccia nascosta della Luna, mentre un disco della Terra ruota in sincrono con la lancetta dei secondi. A differenza delle precedenti non è un’edizione limitata, ma la domanda è talmente superiore all’offerta che a listino resta quasi introvabile. Lo Speedmaster Silver Snoopy Award 50th Anniversary è disponibile su PlusWatch con garanzia 12 mesi e certificazione di lecita provenienza.

Omega Speedmaster Silver Snoopy Award
Disponibile su PlusWatch Omega Speedmaster
Silver Snoopy Award 50th Anniversary
L'edizione che celebra i 50 anni dal premio NASA. Lunetta in ceramica blu, fondello animato con Snoopy in orbita. Garanzia 12 mesi e certificazione di lecita provenienza. Scopri l'orologio →
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Le referenze da conoscere

Per chi si avvicina al mondo degli Speedmaster vintage, capire le referenze è il punto di partenza. Non sono dettagli per soli esperti. Sono la differenza tra un orologio e un pezzo di storia.

Referenza Storia e significato
105.003
1963 · Calibro 321
Prima certificazione NASA
La referenza certificata dalla NASA nel 1965. La prima ad andare ufficialmente nello spazio durante il programma Gemini. È quella che ha aperto la strada a tutto il resto e che porta per la prima volta la scritta "Professional" sul quadrante.
105.012
1966 · Calibro 321
L'orologio delle missioni Apollo
Cassa asimmetrica da 42mm, calibro 321, protezione per corona e pulsanti. È la referenza indossata dagli astronauti durante le missioni Apollo, inclusa Apollo 11. Monta il movimento più ricercato dai collezionisti nella storia dello Speedmaster. Trovarne uno in buone condizioni e completo è sempre più difficile.
145.012
1966 · Calibro 321
Variante contemporanea
Contemporanea alla 105.012, differisce per alcuni dettagli estetici minori. Anch'essa presente durante le missioni Apollo e ugualmente legata a quel periodo storico. Sul mercato del collezionismo viene spesso trattata alla pari della sorella.
145.022
1968 · Calibro 861
La più longeva
La prima referenza con il calibro 861, prodotta dal 1968 fino agli anni Ottanta. È la referenza con il periodo di produzione più lungo nella storia dello Speedmaster. Più accessibile sul mercato rispetto alle precedenti, ma con la stessa identità storica alle spalle.

Cosa significa oggi uno Speedmaster vintage

Lavoro nel mondo degli orologi di lusso da oltre vent’anni. Ho visto passare tra le mani tanti pezzi importanti. Ma quando mi capita uno Speedmaster vintage delle referenze legate al programma spaziale, sento ancora qualcosa di diverso.

Non è nostalgia. È la consapevolezza di avere in mano un oggetto la cui storia è documentata, verificabile, reale.Non è un’edizione limitata prodotta per creare desiderio. È un orologio che ha attraversato uno dei momenti più straordinari della storia dell’umanità, e che oggi si trova sul mercato del collezionismo con tutto il peso di quello che rappresenta.

Questo è il motivo per cui il valore di uno Speedmaster vintage non segue le stesse logiche di altri orologi. Non dipende solo da condizioni e completezza, anche se quelle contano. Dipende anche dalla referenza, dall’anno di produzione, dalla coerenza dei componenti e dalla capacità di chi compra di leggere tutto questo nel modo corretto.

Chi acquista uno Speedmaster vintage senza conoscere le referenze rischia di pagare un prezzo non coerente con quello che sta comprando, in un senso o nell’altro. Il mercato in questo caso premia la competenza, non l’entusiasmo.

È sempre stato così. Solo che oggi, con il mercato del secondo polso sempre più accessibile e sempre più affollato, questa distinzione conta ancora di più.

Prima di concludere, una riflessione su Artemis II

Il 1 aprile 2026 quattro astronauti sono partiti verso la Luna. Non ci tornavano da 54 anni.

Guardando quelle immagini ho pensato a tutto questo. A quella storia che ho raccontato in questo articolo. A quanto sia raro, nel mondo degli oggetti, trovare qualcosa che porta con sé un peso così preciso e così verificabile.

Lo Speedmaster non è diventato iconico perché Omega lo ha raccontato bene. È diventato iconico perché ha fatto cose reali, in momenti reali, che nessuna campagna di marketing avrebbe potuto inventare.

Artemis II me lo ha ricordato ancora una volta. Certe emozioni non invecchiano mai.

Domande frequenti sull'Omega Speedmaster Moonwatch

Perché lo Speedmaster viene chiamato Moonwatch?
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Come fu scelto dalla NASA?
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Quale referenza fu indossata durante Apollo 11?
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Che ruolo ebbe lo Speedmaster nella missione Apollo 13?
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Cos'è il Silver Snoopy Award?
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Quante edizioni Silver Snoopy esistono?
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Cosa rende prezioso uno Speedmaster vintage?
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Qual è la differenza tra calibro 321 e calibro 861?
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